Gino De Dominicis: la probabilità impossibile

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Impossibile o improbabile?

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Tutte le opere di video-arte realizzate de Gino De Dominicis (Ancona 1947- Roma 1998) ruotano attorno a queste due tematiche.
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Ovviamente la produzione di quest’artista non si limita esclusivamente alla realizzazione video ma si allarga anche a “sculture” – installazioni, per poi sfociare, verso gli anni ottanta, in un ritorno alla pittura. Tendenzialmente i suoi lavori rientrano nel così detto comportamentismo degli anni sessanta e settanta (il termine viene coniato con lo scopo di evidenziare uno scarto rispetto al tradizionale modo di fare arte, non più con pennello o scalpello, ma, anche, con mezzi extra-artistici come ad esempio video e fotografia o il semplice comportamento, appunto). Renato Barilli definisce i lavori di De Dominicis come “l’allargamento del comportarsi fino ad assumere la categoria dell’impossibile”.
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L’esordio di De Dominicis avviene a fine anni sessanta. La mostra che lo introduce nel panorama artistico del periodo si svolge nel 1969 a Roma. Già a partire da questa esposizione, l’artista si avvicina alla neonata tecnologia video con Tentativo di volo (1969) e Tentativo di formare quadrati invece che cerchi attorno ad un sasso che cade nell’acqua (1969). Entrambi si basano sulla ripetizione infinita di un gesto assurdo: nel primo, l’artista agita le braccia come fossero ali sperando in un’eventuale evoluzione dell’arto; nel secondo cerca, con pazienti tentativi, di formare onde quadrate invece che circolari gettando un sasso nell’acqua. La ripetizione infinita delle imprese è favorita dalle possibilità del mezzo tecnologico. Lo spettatore si ritrova immerso in un paradosso: pur essendo perfettamente consapevole che l’uomo non imparerà mai a volare o che non riuscirà a creare degli elementi geometrici e razionali all’interno di un contesto naturale, continua a sperare in questa illusione. E di fatto l’illusione tanto anelata può realmente realizzarsi, non a livello retinico, ma, piuttosto, a livello mentale, metafisico. I lavori, in questi due casi, sono opere che si realizzano a livello concettuale e che necessitano l’interazione dello spettatore.
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I lavori video di De Dominicis possono essere perfettamente inseriti all’interno della tematica che fa da leitmotiv alla sua ricerca, ovvero la possibilità dell’uomo di raggiungere l’immortalità del corpo. Secondo l’artista «per esistere veramente le cose dovrebbero essere eterne, immortali» (Gino De Dominicis, Lettera sull’immortalità del corpo, 1970). Effettivamente la registrazione video offre la possibilità di realizzare la tanto sperata immortalità, affidando, al nuovo supporto tecnologico l’occasione di una vita eterna.
I lavori sopracitati verranno riproposti anche nel 1972 alla Biennale di Venezia nel Padiglione Centrale. Tale evento evidenzia la capacità dell’artista d’inserirsi in perfetta linea con le ricerche artistiche del periodo.
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De Dominicis considerava il supporto video non come semplice documentazione di un evento o di una performance ma come lavoro d’artista. A sostegno di quest’affermazione si deve riportare alla mente la totale diffidenza dell’artista verso la documentazione delle opere: infatti, De Dominicis non attribuiva alcun valore alla documentazione fotografica perché questa, sosteneva, non crea, non riproduce o interpreta l’esistente; inoltre, il mezzo fotografico estrania ed isola l’opera dal suo contesto d’origine facendo in questo modo perdere all’osservatore la totalità dell’ambiente in cui il lavoro è calato ed abbatte la possibilità dell’opera di entrare in relazione con altri elementi del contesto. Evidentemente, questo pensiero non è applicabile anche al supporto video che non è volto a documentare un lavoro ma ad esserlo.

Elisa De Marchi

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