Editoria: i libri nell’era digitale

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Il mondo dell’editoria secondo Roberta Di Sabatino, Responsabile Progetti Speciali del Salone Internazionale del Libro (Torino) e Responsabile Commerciale di Più Libri Più Liberi (Roma).

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Incontro per la prima volta Roberta Di Sabatino alla Fiera del Libro di Torino del 2009, da spaventato standista catapultato in mezzo alla festa, non solo del libro, ma dell’editoria. Mi affaccio così per la prima volta a guardare oltre il mondo della redazione verso il circo ambulante composto da autori, agenti, editori, grafici in cerca di collocazione e l’incubo di tutti coloro che lavorano in questo campo: i lettori. Così, come tutti gli altri spaventati standisti, anche io ad un certo punto mi sono ritrovato a chiedere a Roberta: “che cosa devo fare?”.
Sono entrato così in contatto con questa ragazza che dopo un anno torna a farmi da “graziosa Caronte” verso il mondo del libro.

Un anno e mezzo fa, nelle fiere di settore, non si faceva che parlare di stampa digitale, ora l’argomento principale è diventato l’ebook. Come vedi questa nuova tecnologia?

Per quanto creda che il futuro delle pubblicazioni giuridiche o scolastiche protenda verso l’editoria digitale, credo che l’editoria letteraria troverà nell’ebook un’alternativa parallela: qualcosa che la affianchi senza surclassare la carta stampata. Il libro è una storia, questo è indubbio, ma è anche un oggetto. Il luogo depositario di un sentire: carta che conserva l’odore della nostra casa di bambini, trattiene la polvere e la saliva su ogni pagina sfogliata, permette la violenza dello strappo, dello scarabocchio, della macchia di caffè, del tempo che descrive. I libri non sono solo delle storie, ma a volte, come diceva Calvino in “Una notte d’inverno un viaggiatore”, sono anche “i libri che ti mancano per affiancarli ad altri libri nel tuo scaffale”.

Quindi credi che questa ondata di richiesta di innovazione tecnologica, derivante soprattutto dai lettori, non sia ancora recepita dagli editori come una possibilità?

Capita spesso, nel mio lavoro, di confrontarsi con coloro che chiedono innovazione tecnologica anche sotto il profilo burocratico e organizzativo. Ovvio che, come in ogni ambito, le tecnologie vanno metabolizzate e comprese e che questo processo richieda del tempo di decantazione. Questa, per molti versi, infatti, è una fase di transizione e determinazione di nuovi assetti. Credo dunque sia comprensibile trovare ancora delle resistenze. Queste stesse resistenze devono essere però mezzo di perfezionamento e non di chiusura.

Le fiere di Roma e Torino danno un contributo significativo all’analisi dell’impatto del libro sulle masse. Come percepisce il pubblico questa festa della cultura e le iniziative che ne derivano?

La Fiera di Roma o il Salone di Torino nascono con l’obiettivo principe di dare una risposta quanto più eterogenea alla “domanda di lettura”. La speranza però è quella di non essere solo il luogo per  operatori professionali e lettori forti, ma di riuscire ad avvicinare anche coloro che magari frequentano poco le librerie, che sotto l’ombrellone portano l’ipod ma non il libro, coloro che amano i Girasoli di Van Gogh, ma non hanno mai letto le “lettere a Theo”. L’obiettivo degli eventi fieristici deve dunque essere anche quello di avvicinare questo pubblico, di sensibilizzarlo, di accattivarlo con un palinsesto culturale che sia quanto più eterogeneo e pluralista. L’offerta di cultura deve essere vasta e rispondente alle più svariate attitudini.

Quali sono le armi che le piccole case editrici possono usare per sopravvivere al confronto con i grandi gruppi?

Le piccole case editrici, non disponendo dei mezzi che i grandi gruppi hanno a disposizione, possono contare esclusivamente sulla qualità del prodotto editoriale. Il piccolo editore rischia – ogni libro è un rischio economico, tanto più quando non sei un colosso editoriale -, soffre per il fatto di non riuscire a distribuire come vorrebbe i suoi titoli, accetta lo scotto di vedersi sottrarre un autore che ha avuto i suoi riscontri, si scontra con le difficoltà e i costi della libreria. In una splendida intervista a La Repubblica, Camilleri racconta il suo rapporto con Sellerio e descrive al meglio l’unicità del rapporto autore-piccolo editore: “Ma devo dire che a Sellerio non sono stato così fedele, ogni tanto mi faccio le mie scappatelle” e poi ancora “personalmente amo la piccola editoria perchè ha un modo di confezionare i suoi libri che è fatto di amore, di affetto”.

Pensando agli ultimi grandi successi editoriali come Harry Potter o la saga di Twilight si sentono spesso critiche mosse alla bassa qualità prettamente artistica di questi romanzi. Secondo te hanno il merito di avvicinare i giovani alla lettura o la colpa di allontanarli dalla letteratura con la “l” maiuscola?

Non ho mai visto la letteratura in maniera gerarchica. C’è un libro per ogni età, uno per ogni stato d’animo, uno per ogni passione. Un libro è una scoperta, un atto fiduciario, un incontro. Non amiamo tutti gli stessi libri, come non ci innamoriamo tutti delle stesse persone. A me questo affascina. Affascina l’idea di sentire sull’autobus ragazzi che si scambiano opinioni sui vari capitoli di Twilight, mi piace vederli in disaccordo quando confrontano i libri con le loro trasposizioni cinematografiche, mi piace che parlino di libri… Perchè se apri un libro resti solo per un attimo. Se lo chiudi e ne parli è come risentire la stessa sonata, ma interpretata a quattro mani.

I giovani oggi si trovano impreparati di fronte al mondo esterno. Come credi che debba muoversi un giovane autore o anche un giovane che voglia lavorare nel mondo editoriale?

L’editoria in questo senso non si discosta da molti altri settori in Italia. I giovani non si trovano davanti ad una realtà facile: eppure nel mio percorso ho visto ventenni aprire case editrici, neolaureati affrontare come relatori un Salone Internazionale del Libro, ho visto vecchi amici del liceo organizzare laboratori di lettura per bambini…ed in fondo io stessa non sono che l’esempio di qualcosa che accade e/o può accadere. Basta il giusto impegno, una innegabile passione, le determinazione che guida ogni cosa…ed il solito pizzico di fortuna!

A cura di Marco Sigismondi
Servizi Editoriali STS

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