Émile Bravo (parte 2/2)

Proiezione intervista Émile Bravo, fumettista francese di origini spagnole, punto di riferimento nel panorama d’oltralpe. Il servizio è di Eleonora Porcellato (la nostra più giovane collaboratrice!!).

Capitolo 2. Intervista a Émile Bravo

… (Continua da Capitolo 1. Chi è Émile Bravo). Ora non mi rimane che riportarvi la piacevole intervista a Émile Bravo, fatta al termine dell’inaugurazione della sua personale presso lo spazio espositivo della libreria Marton durante il Treviso Comic Book Festival, con il gentilissimo supporto di Michele Foschini, socio della casa editrice Bao Publishing e ottimo traduttore sia della conversazione ma soprattutto dei testi di “Mia Mamma”!

Com’è nata la vostra collaborazione per questo libro?

Michele: “Io ho letto il libro che abbiamo pubblicato e mi sono commosso insieme alla mia socia, perciò abbiamo deciso di pubblicarlo in Italia. E quando abbiamo parlato con l’editore, ci ha detto che Emile era un autore molto disponibile e che era molto piacevole ascoltare le sue teorie sul fumetto ed il disegno, ed abbiamo pensato di invitarlo a questo festival.”

Quali sono i tratti caratterizzanti di questo libro?

Michele: “È estremamente accessibile da parte di ogni fascia di età, dal bambino all’adulto.”

Ha cominciato fin da bambino a disegnare storie, ma la decisione di diventare fumettista l’ha presa al termine degli studi superiori. La sua famiglia l’ha appoggiata in questa scelta oppure no?

Émile Bravo: “Beh, si sono fidati di me ma non erano molto sicuri che avrei ottenuto successo, anzi a dire il vero non gli ho lasciato scelta, per cui alla fine l’hanno fatto e basta.”

Lei ha origini spagnole, vive in Francia e si è dedicato al fumetto franco-belga. Come hanno influito tutte queste nazionalità sul suo stile?

É. Bravo: “Può sembrare ingenuo dirlo, ma mi interessano tutte le culture. Quindi quando racconto non mi sento né francese, né spagnolo, né italiano: sono un abitante di questo pianeta e mi interessano i fenomeni che vi succedono.”

Secondo lei, qual è il pubblico più difficile a cui mostrare i propri disegni?

É.B: “Non è facile dire quale è il mio pubblico, vorrei che il mio pubblico fossero tutti, ciò non è molto legato allo stile del mio disegno sicuramente, il mio pubblico sono le persone a cui piacciono le mie storie. L’unico tipo di pubblico che trovo difficile è quello che non riesce ad avvicinarsi, ad approcciarsi al mio modo di narrare. Non bisogna confondere il fumetto con il disegno artistico: se ci piace un fumetto è perché la storia ci colpisce, se non ci piace, non è strettamente per il disegno, è dovuto al fatto che pensiamo che la storia sia trascurabile. E questa distinzione è molto importante.”

Ho visto che molti dei suoi personaggi sono bambini, ha un legame particolare con quest’età, l’infanzia?

É.B: “Mi rivolgo spesso ai bambini perché io ho imparato a leggere con in fumetti. Non bisogna denigrare il fumetto come mezzo educativo: personalmente mi ha insegnato molto sulla lettura e sulla cultura in genere. È un mezzo grafico ma per questo è un mezzo immediato, estremamente efficace e diretto ed estremamente valido per raccontare delle storie ai più piccoli. Anche in passato, se nelle chiese si appendevano gli arazzi per spiegare lo sbarco dei Normanni, come la tapisserie di Bayeux, in qualche modo nel fumetto troviamo la stessa funzione: racconta una storia, la esplica, la interpreta e la rende accessibile a tutte le persone.” (Anche durante l’incontro alla mostra ha rivelato un certo interesse per il periodo medievale…)

Lei ha continuato le storie di Spirou: non ha avuto qualche timore nel riprendere lo stile di un altro, che aveva già una sua storia ed un’autonomia propria?

É.B: “In realtà a me non hanno chiesto di prendere i personaggi di qualcuno. Mi sono sentito come se avessi tre marionette con cui recitare: Spirou, il giornalista Fantasio e lo scoiattolo pensante Spip; mi hanno detto “Racconta quello che vuoi!. Spirou era un personaggio che non apparteneva a nessuno: è stato creato nel 1938 da un autore che poi l’ha abbandonato, poi ripreso dopo la guerra da André Franquin, che invece gli ha dato una tridimensionalità. Io non mi sono ascritto allo Spirou di quest’ultimo, ho preso quello che c’era in mezzo. Tra l’altro mi sono domandato cosa fosse successo ad un personaggio blando e bidimensionale, che poi diventa tridimensionale e realistico, e mi sono detto “C’è stata la guerra”. E allora l’ho posto in uno scenario immediatamente pre-bellico, e questo mi ha permesso di raccontare, con i personaggi che mi avevano affidato, la storia che volevo.”

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

É.B: “Sto lavorando ad un nuovo volume di Jules, che è un personaggio per l’infanzia ma non solo, che insegna molte cose ai bambini in maniera ludica ma anche legate alla filosofia e al senso della vita ad un certo livello di lettura. Lavoro sempre ad un progetto per volta, per cui questo è ciò che sto facendo in questo momento.. e poi farò un altro volume di Spirou.”

Se volete sfogliare la prime pagine di questo libro, sul sito di Bao Publishing troverete la versione in preview!

Eleonora Porcellato

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