Intervista a Martha Capello (Presidente AGPC)

Proiezione intervista Martha Capello, Presidente dell’A.G.P.C. (Associazione Giovani Produttori Cinematografici), il cui obiettivo è tutelare, migliorare e sviluppare l’attività imprenditoriale e artistica delle nuove generazioni nel settore cinematografico, in una corretta dimensione industriale. Il servizio è di Michele Marcon.

1. Che cos’è l’AGPC (Associazione Giovani Produttori Cinematografici) e quali sono le motivazioni che hanno spinto alla creazione di questa rete di professionisti?

L’associazione nasce due anni fa dall’esigenza di alcuni produttori di fare il punto sulla situazione del cinema in Italia, da un punto di vista produttivo e industriale. Ci siamo riuniti due anni fa alla Festa del cinema di Roma, e abbiamo pensato di creare questa rete, questa associazione, perché era necessaria ed è necessaria soprattutto adesso una rappresentanza istituzionale e una rappresentanza politica, per portare avanti e difendere aspetti della produzione che spesso vengono tralasciati. Quindi: il ricambio generazionale e l’accesso ai finanziamenti ministeriali, ma anche per portare avanti tutta una serie di nuovi linguaggi e nuovi metodi produttivi.

2. Quali sono le attività dell’AGPC?

Noi facciamo molte attività per creare network, per creare incontri e per dare la possibilità agli stessi produttori di conoscersi, di lavorare insieme, ma anche di approfondire lo stesso settore. Spesso il produttore è un’anima solitaria che non riesce a trovare partnership nel settore stesso. Dunque abbiamo lanciato un’attività che si chiama “Sinergie”; si tratta di un incontro al mese durante il quale i produttori conoscono altri operatori dello stesso settore: autori, editori, musicisti, produttori teatrali… è un modo per ragionare insieme sulla situazione attuale e quindi trovare delle soluzioni.

3. Da addetta ai lavori, cosa risponderesti ad un appassionato di cinema se ti chiedesse qual è la situazione attuale dell’industria cinematografica italiana?

Direi che c’è una grande produzione di film importanti, quindi dai “cinepanettoni” ai film un po’ più strutturati, e questi sono quelli che principalmente si riescono a vedere nelle sale cinematografiche. Direi all’appassionato di cinema di cercare, come in un mercatino di cose preziose, con dovizia e con precisione, quel film indipendente che magari ha poca possibilità di essere visto perché distribuito in poche sale, ma credo comunque che con un po’ di attenzione si possa riuscire a scovare. Ne vale la pena, perché ci sono veramente dei gioiellini incredibili grazie a produzioni che hanno delle partecipazioni con l’estero, che hanno le idee, che fanno dei film sperimentali, film in digitale. Credo quindi che ci dovrebbe essere una richiesta del pubblico, una pretesa da parte del pubblico di vedere anche queste cose, anche i film che non arrivano sotto casa, perché conosciamo bene i problemi della circolazione delle opere.

Direi all’appassionato che non si deve accontentare di quello che offre il mercato. Sei tu il principale costruttore della tua coscienza culturale, della tua cultura cinematografica, quindi vai tu alla ricerca… Rispetto ad un mercato così noi stiamo cercando di ricavarci uno spazio, con partnership di esercenti e nuovi circuiti di sale, perché io credo che sia necessario dare un’offerta diversificata. Perché non è vero che il pubblico vuole soltanto il kolossal, il film leggero o l’intrattenimento. Il pubblico merita la possibilità di vedere anche altri film. Porto l’esempio di Amore liquido (http://www.amoreliquidoilfilm.com/), un film stra-indipendente di un associato che ha riempito numerose sale. Questo significa che c’è un interesse, c’è una curiosità.

4. Durante il MovieCamp che si è tenuto nel corso di AsoloArtFilmFestival hai affermato che oggi anche Fellini avrebbe avuto difficoltà ad essere prodotto…

Ovviamente non parlavo del “Fellini brand”, cioè del Fellini di successo che conosciamo. Intendevo dire che oggi un ragazzo all’opera prima bravo come Fellini avrebbe molte difficoltà e sicuramente farebbe meno film di Fellini. Questo perché c’è uno sbarramento all’ingresso. E non parlo solo degli autori ma anche dei produttori: c’è uno sbarramento che impedisce ai nuovi talenti, alle nuove creatività di emergere. Non essendoci un mercato reale, non essendoci la possibilità di trovare una collocazione per questi prodotti, sono sempre meno i produttori che rischiano sull’autore, perché sanno che il problema della strozzatura della distribuzione potrebbe fargli perdere tutto l’investimento. Quindi l’unico che può rischiare è il Ministero, ma spesso il Ministero non riesce ad individuare i nuovi Fellini. Abbiamo parlato con i “100 autori” che si lamentavano del fatto che ciascuno di loro ricevesse dei riconoscimenti (ce ne sono stati anche a Venezia), ma che magari avevano impiegato cinque anni per fare un film. Questo non è accettabile.

5. Viste le difficoltà nell’ottenere i finanziamenti ministeriali, che strumenti hanno a disposizione i giovani produttori e i produttori indipendenti per realizzare i propri film?

Le piccole case di produzione si devono inventare metodi alternativi di finanziamento. Sta qui la vera sperimentazione. A partire da una situazione di grande crisi che c’è adesso, ma che c’è sempre stata per i veri indipendenti: sappiamo benissimo che i fondi ministeriali difficilmente arrivano ad una società di giovani produttori, perché comunque la commissione ministeriale vuole delle garanzie. Quando una società non offre garanzie  –come una società in start-up – difficilmente gli viene riconosciuto un contributo ministeriale. Questo ovviamente danneggia il settore e impedisce un reale ricambio generazionale. Quindi i giovani produttori si devono inventare altro. Per prima cosa bisogna partire da storie vendibili all’estero, storie universali, storie “commerciali”. Dico commerciali nel senso buono… commerciale è un prodotto che riesca a vendere, a ripagarsi, e magari anche a permettere al produttore di fare un’altra opera. E poi film di genere: molti produttori, non riuscendo a fare un’opera d’autore si sono orientati su horror, splatter, thriller, perché comunque all’estero funzionano bene, hanno il loro mercato. E infine trovando piccoli apporti vari… parliamo di film low-budget, perché la stessa troupe, l’autore, il produttore partecipano alla realizzazione, quindi hanno dei costi vivi bassi… però diventano grandi film, perché se dovessi pagare tutti raggiungeresti uno o due milioni di euro lo stesso.

Un altro strumento che ci ha favorito tantissimo è il tax credit: sia quello interno, ovvero la defiscalizzazione fatta sulla produzione, la possibilità di scaricare fino al 15% per i costi di produzione del film; sia quello esterno, che ha aperto le porte ai finanziatori privati, che intervengono nel film come investitori e che di quell’investimento possono recuperare in termini di tasse fino al 40%. Si tratta di un meccanismo quasi automatico, perché ha diritto a questa agevolazione il film di interesse culturale di produzione italiana, quindi ci sono delle maglie molto larghe. Finalmente non una commissione, ma una concessione automatica che viene riconosciuta alla maggioranza dei film. Quindi il tax credit ci aveva molto favorito e ci aveva aperto molte strade.

Tanti si sono rivolti alle amministrazioni locali. In questo caso dipende anche dall’abilità del produttore di inventarsi il piano finanziario del proprio film. E poi ovviamente molte coproduzioni con l’estero. Ho visto tanti prodotti anche ad Asolo: erano in concorso due film di due associati dell’AGPC girati in un’altra lingua, addirittura in tedesco. C’è un sottobosco che continua a lavorare, continua a mantenersi ma che non è palese, non è pubblicizzato qui in Italia, ma che magari in altri paesi e in altri mercati ha una sua crescita, una sua floridezza.

6. Ma gli imprenditori sanno del tax credit?

Diciamo che non c’è stato ancora il tempo. È entrato effettivamente in funzione da sei mesi, nonostante fosse una normativa già nella finanziaria del 2007. Quindi non c’è stato da parte del settore il tempo per formare le aziende e gli imprenditori. E se dicono – io spero di no – che non riconfermeranno questo procedimento, probabilmente sarà stato solo tempo buttato via. Io credo che solo il 20% delle imprese italiane siano a conoscenza di questa possibilità. Non c’è stato il tempo materiale per informarli.

7. Durante l’AsoloArtFilmFestival c’è stato il primo Moviecamp (replicato a Venezia e ora a Roma) dal tema “cinema e social media”.  Pensi che le nuove tecnologie della comunicazione siano d’aiuto?

Sì. Ci stanno aiutando molto. E ho l’esempio di alcuni associati AGPC che stanno distribuendo il loro film grazie ai social media, quindi facendo un tipo di promozione dal basso. Mi raccontava Marco Chiarini di Uomo fiammifero (http://www.uomofiammifero.it/), un film che sta avendo veramente una larga distribuzione, che grazie a facebook e ai social network hanno individuato su ciascun territorio un interlocutore, un agente che convincesse le altre persone a vedere il film.

Il viral marketing per progetti così sperimentali funziona benissimo e i costi sono molto ridotti. Quindi sicuramente ci stanno aiutando ma dobbiamo capire ancora come possiamo sfruttare la pirateria a nostro favore e soprattutto quali sono i nuovi canali; sappiamo che youtube (perché ci fu un incontro il 16 novembre scorso a Roma) ci ha fatto una proposta… ha un progetto di realizzare un canale privato per ogni produzione. In questo canale il produttore potrà caricare i propri lavori e youtube si occuperà di abbinare ad ogni lavoro uno spot pubblicitario che dovrebbe creare una sorta di monetizzazione per il produttore. Quindi c’è l’idea di usare il Web come ulteriore forma di distribuzione dell’opera.

8. Qual è il futuro dell’Associazione Giovani Produttori Cinematografici?

Abbiamo tanti progetti vulcanici. Oltre a “Sinergie” abbiamo un progetto in cui crediamo molto, un progetto sulla musica. Penso che i produttori esordienti, o comunque meno esperti, abbiano una certa difficoltà ad accedere al mondo dei compositori e degli autori musicali, perché li vedono molto costosi e in più capiscono poco di musica… spesso ho riscontrato che opere fatte bene hanno una colonna sonora discutibile. Quindi credo che ci sia una necessità di approfondire. Abbiamo organizzato degli incontri e dei concerti, perché così come ci sono dei giovani produttori ci sono anche dei giovani compositori e quindi bisogna far incontrare le due categorie.

Abbiamo iniziato l’attività di promozione dei nostri film all’estero. Abbiamo preparato un listino e siamo in contatto con un agente di vendita perché porti avanti un catalogo di tutti i produttori e per far sì che ci sia un’identità della giovane produzione italiana presente in ogni mercato straniero.

Stiamo organizzando una serie di incontri che sono sospesi in attesa che il tax credit venga riconfermato [Ndr. l’aria che tra non è delle migliori; si veda http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/10_ottobre_26/cinema-comunicato-cento-autori-1704029729281.shtml oppure http://archiviostorico.corriere.it/2010/ottobre/23/Registi_produttori_uniti_occupata_Casa_co_9_101023102.shtml]. Però io sono ottimista, e poi faremo anche degli incontri con imprenditori di Confindustria, per far capire i vantaggi degli investimenti e il modello finanziario, anche in funzione del tax credit.

Poi ci sono tante altre cose ma dovete seguirci!

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