Carlo Lizzani e quel lontano Neorealismo

Tognazzi

Che cosa è passato tra noi e il Neorealismo? Cosa ci divide tra ciò che vediamo, (dentro e fuori dagli schermi), oggi, nel ritorno al realismo di alcuni film (Il Divo, Gomorra), e quegli anni caldi (di Ossessione e Ladri di biciclette, Roma città aperta, Germania anno zero e Achtung! Banditi!), spezzati con la morte di Togliatti, segnando la fine di una rinascita? Era la “potenza degli eventi” che allora metteva i registi del Neorealismo “spalla al muro”?

Si può dire che l’intera filmografia di Carlo Lizzani ci offre una risposta, non solo attraverso la sua frequentazione dei generi successivi all’esperienza neorealista (una con-fusione di generi) – che lo ha reso repellente ad ogni definitiva etichettatura da parte dei critici e che reca traccia del corso intrapreso dal cinema italiano durante quei decenni – ma anche nei temi, nei soggetti, tutti ricavati da fatti di cronaca che servono a Lizzani per riportare in immagini le realtà più scottanti e per questo più invisibili del Paese.

Il regista romano si definisce “eclettico” non per diletto ma in quanto “anomalo”. Per esempio ha girato in forma di western “Requiescant” (1966) per parlare della spietatezza dei latifondisti nei confronti dei braccianti pieni di speranza, delle lotte contadine e al contempo per parlare dell’oggi, così come “Roma bene” (1971), che si attiene a un fatto di cronaca realmente accaduto, coi commenda che si tuffano dallo yacht e si scordano la scaletta per risalire, immagine di coloro che affogano nella propria stupidità.

Carlo Lizzani ha cominciato a fare cinema al fianco di Rossellini, collaborando alla sceneggiatura di Germania anno zero”, e fino ad oggi ha girato più di cinquanta film. Il suo primo lungometraggio è un film su un’alleanza fra partigiani e operai girato sulle colline di Genova e frutto di una produzione indipendente, poiché erano le stesse persone che poi sarebbero andate a vedere il film a produrlo. Il titolo è Achtung! Banditi! ed è del 1951.

Il regista era presente a Europa Cinema questo ottobre a Viareggio per ricevere il Premio del Presidente della Repubblica. Con il film-documentario proiettato per l’occasione dal titolo Il mio lungo viaggio nel secolo breve, che ripercorre il Novecento risalendo alle radici ottocentesche delle problematiche ancora oggi esistenti, è lui stesso ad indicarci la via per una comprensione della sua opera.

Sempre prendendo ispirazione dalla cronaca, Lizzani ci ha reso continuamente l’immagine della realtà rovesciata nello specchio, in film-apologhi che rispecchiano in maniera appunto rovesciata la vita di “quel particolare momento”, mischiando ad esempio nei generi il dinamismo dell’azione alla Hawks con l’onirismo di Bunuel, così attuale.

Con sottile ironia nel parlare alla platea, Lizzani si è fatto da solo la domanda canonica: “Quale film ti porteresti dietro se tu andassi su un isola deserta?”. Risposta: “La vita agra”, film tratto dal libro di Luciano Bianciardi che descrive i processi d’integrazione negli anni del boom economico, e poi “La Celestina Pr”, con il racconto su come si usano le escort per dominare o gestire certi personaggi nel mercato… infine Lo svitato, che spiega cosa va portato sul giornale. “Se questa domanda invece mi fosse stata rivolta dieci anni fa invece avrei salvato quei miei film che parlano degli aspetti del fascismo a livello popolare e del potere, come Cronache di poveri amanti, Il processo di Verona, Mussolini ultimo atto…”.

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