#colfòndo1

colfondo

Photo credits: Paola Ferraro

Proiezione parla del territorio e delle sue eccellenze, sì, perché questa zona, dove viviamo e lavoriamo, non ha nulla da invidiare  a gran parte del territorio italiano in quanto a tradizioni, eventi, offerte culturali ecc… non siamo in una metropoli ma in a vasta area metropolitana che è il Veneto, ecco, quindi le cose bisogna andarsele a cercare. Il punto è proprio questo, di cose da raccontarvi ce ne sarebbero tantissime e alcune, purtroppo, vanno perse….ma questa proprio no (perché di mezzo c’è il vino, che è una delle maggiori espressioni di un territorio e di una cultura, e allora noi, che non siamo una rivista enogastronomica ma abbiamo il gusto della cultura che guarda oltre, siamo in qualche modo obbligati a parlarvene).

Guardare “oltre”, dicevamo. Per guardare oltre, a volte – e questo aspetto è strano ma facilmente comprensibile – conviene fermarsi e guardarsi indietro, così da capire qual è la strada che abbiamo preso e scegliere (o aggiustare) la traiettoria da seguire. In merito al vino di cui vi parliamo oggi, in effetti, la sua produzione rappresenta una traiettoria alternativa rispetto a quella che va per la maggiore al giorno d’oggi.

Ma entriamo nel merito della questione: stiamo parlando di Prosecco, e l’occasione per farlo ci viene data da una degustazione tenutasi lo scorso sabato presso la Locanda Baggio di Casonetto d’Asolo (TV). In realtà, più che di degustazione si è trattato di un vero e proprio evento culturale, perché nessuno ha dovuto fare da guida all’assaggio dei vini, e i partecipanti hanno potuto dibattere liberamente in merito ai prodotti assaggiati. Trattandosi per lo più di enologi, il dialogo è stato davvero stimolante.

L’obiettivo della giornata era quello di approfondire la conoscenza di una delle espressioni enologiche più profonde e radicate della Marca Trevigiana: Il Prosecco “col fondo” (ovvero quella tipologia di Prosecco caratterizzato dalla rifermentazione in bottiglia, più elegantemente chiamato “sur lie” anche se il termine non è più utilizzabile per questioni di legislazione europea). Da qui il nome dell’evento: #colfòndo1, primo di una (speriamo) lunga serie di incontri, al quale hanno partecipato produttori noti anche per la loro attività sul web come Giovanni Frozza e Silvano Follador, assieme ad alcuni enologi come il giovane Enrico Rana di Poggio al Sole ed alcune  aziende tra cui citiamo Bele Casel, organizzatrice dell’evento.

Di Prosecco col fondo ne abbiamo passati in rassegna ben otto (Bele Casel e Biondo Jeo per la DOCG Asolo; Costadilà e Zanotto per la DOCG Conegliano; Casa Coste Piane e Frozza per la DOCG Valdobbiadene; Gatti e La Basseta per la DOC Treviso), e in mezza giornata ci siamo innamorati di questo vino, una vera e propria alternativa rispetto ai più noti Prosecco prodotti in autoclave e commercializzati in tutto il mondo. Senza nulla togliere a questi ultimi, quelli col fondo sono certamente i più simili ai vini dei nostri nonni, e sono quelli più legati alla tradizione. Rappresentano la memoria storica del Prosecco, una memoria che va tutelata, riscoperta e, perché no, rivisitata, approfondita, migliorata.

Dopo la degustazione è stato servito un ottimo pranzo “di territorio”, e ci teniamo a dirlo perché è giusto rendere merito all’ospitalità e alla qualità della cucina. Al delicato e profumato bianco di coniglio in terrina con verdure dell’orto hanno fatto seguito un ottimo risotto al pino mugo con faraona affumicata e l’oca di S.Martino arrosto con pane all’arancio, perfetta e squisita.

Agli invitati, infine, è stato consegnato un cofanetto contenente i campioni di terra delle varie aziende vinicole partecipanti. Un simpatico omaggio per ricordare la giornata e per riflettere sull’intimo legame tra l’uomo e il territorio in cui vive, un rapporto che esige amore e rispetto profondi, cosa che la cultura del vino riesce ad sempre ad evocare.

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