Hito au kentikugaku

Occhiello: Bisogna “vedere l’architettura come l’arte che aiuta a costruire la res publica”

Paolo Baratta
Presidente della Biennale di Venezia

In mostra alla 12° Biennale di Architettura di Venezia, la volontà di analizzare la complessità dei rapporti interpersonali nello spazio in cui si manifestano.

Greg Girard recita “demolizione come costruzione”, Derrida ispira un’architettura decostruzionista per intervenire sul senso dell’abitare e su come un edificio possa seguire un fine differente a quello di essere significante per se stesso, Kazuyo Sejima analizza lo spazio sociale come incapsulamento fisico di uno stile di vita in continua evoluzione.

Capire che architettura è arte e filosofia, ripensare all’ideale non più come fine assoluto astratto ma imitare la natura, seguirne le forme ed adattarsi creando spazi compatibili alla morfologia del territorio ed alle esigenze di una società ispirata alla preservazione ed al progresso. L’intuizione sensibile è amplificata per permettere una consapevolezza del percorso cognitivo dell’individuo, puntando a strutture che diventano centri nevralgici di comunione e scambio: non più una concezione individualista della persona ma uno studio sulla collettività e sul prodotto della stessa. Tutto questo è: “People meet in architecture”.

L’architettura costruisce ed imprigiona, crea mondi all’interno di spazi già delineati, fornisce una realtà parallela nella quale l’individuo si rifugia per ricalibrare il proprio raggio d’azione. Questi i concetti dai quali Sejima si discosta, decisa a procedere seguendo una visione utilitaristica: l’architettura è posta al servizio della collettività. Non è un’esposizione di denuncia, ma di proposta, una richiesta di collaborazione dove non c’è gara ma interazione funzionale al servizio dell’utente finale.

Il giudizio estetico sulle opere esposte permane, ponendo la rappresentazione dell’oggetto in rapporto non allo stesso bensì all’immaginazione dell’individuo fruitore ed al sentimento di piacere in esso scaturente. Kant parla di un giudizio privo di conoscenza ma puramente emozionale, portando il ragionamento ad un piano totalmente soggettivo. In questo caso, la pretesa di validità universale dell’architettura si amplifica, in quanto si considera essa stessa come strumento di soluzione per aiutare il progresso ed il benessere sociale, valutando erroneamente che tale universalità non poggia su basi oggettive. L’intento del Direttore della Biennale di quest’edizione è stato quello di incanalare verso un’unica direzione i sentimenti di oggettivo e soggettivo, portando ad un prodotto finale non puramente dottrinale e tecnico ma emozionale.

Spesso si alternano schemi in cui è importante il fine, ad altri in cui è significativo il come si raggiunge tale obiettivo. Quest’anno il percorso espositivo non tralascia né l’uno né l’altro, cercando un dialogo tra le differenti componenti ed esigenze dell’agire umano. La domanda rivolta all’edizione 2012 sarà forse quella di fare un bilancio delle proposte presentate quest’anno, per verificare se, effettivamente, l’auspicio si sia tradotto in solida realtà.

Per un elenco completo dei partecipanti, rimando al link del sito ufficiale della Biennale di Venezia: http://www.labiennale.org/it/architettura/index.html

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