Il Presidente degli Stati Uniti d’America ed io

Mr. Barck Obama with the Prime Minister of the Republic of India, Mr. Man mohan Singh and the Speaker of the House, Ms. Meira Kumar in the Central Hall of the Parliament of India, 8th November 2010.

Il Presidente degli Stati Uniti d’America ed io. Sebbene abbia sempre creduto che che l’India potesse venir chiamata GLI STATI UNITI D’INDIA semplicemente per quanto GRANDE sia l’India e per quanto sia un meraviglioso agglomerato di diversi stati;non ho davvero mai pensato che gli Stati Uniti d’America e l’India avessero molto in comune.Ma fui obbligata a riflettere su questa mia convinzione.E chi altri avrebbe potuto farmi ripensare se non il presidente degli Stati Uniti d’America:Barack Hussein Obama!

Non dimenticarò mai quel torrido giorno d’agosto quando un alto funzionario nel Segretariato del Parlamento di New Delhi mi informò della prevista visita del Signor Presidente alla nostra beneamata sede del Parlamento. Avrebbe dovuto essere veramente emozionante e tuttavia non lo sentivo del tutto. Questo perchè era ancora agosto e la visita era programmata per novembre o probabilmente anche perchè non potevo capire veramente quanto importante fosse.”Perchè viene sempre data così tanta attenzione all’America?”, pensai. E allora che importa se il Presidente è il primo afro-americano a ricoprire l’incarico, un cristiano che aveva un padre che “ricevette un’educazione musulmana”. Comprendo che tutti questi fatti possano essere stati particolarmente interessanti per un europeo o un americano, ma per un indiano tali caratteristiche non sono niente, non provocano un TERREMOTO!

Sono nata in India, un Paese con la settima più ampia area geografica, il secondo Paese più popoloso con oltre 1.18 miliardi di persone, e decisamente la più  popolata democrazia del mondo!!! Quattro delle più grandi religioni del mondo sono nate qui e noi abbiamo una diversità culturale, religiosa e linguistica che è unica nel mondo. Noi comprendiamo e combattiamo il multiculturalismo ad ogni passo nelle nostre vite. Mostriamo al mondo il significato della frase”Unità nella Diversità”. Per questo un afro-americano, mezzo musulmano, non è in grado di suscitare troppa della mia curiosità.

La sicurezza fu organizzata a dovere. Ciascuno sapeva esattamente come pronunciare “Michelle”(che gli indiani normalmente pronuncerebbero “micel”!). Ogni cosa venne discussa in riferimento all’otto di novembre, il giorno della visita del Signor Presidente. Essendo nel cuore del centro politico del Paese, mi venne di fatto chiesto di contribuire nell’organizzazione. Cercai di tirarmi indietro ma dovetti piegarmi di fronte ai desideri dei miei superiori nel Parlamento ed infine fui impegnata nell’organizzazione della visita che venne gestita dal”Dipartimento del Congresso” del Parlamento.

Fin dalle prime ore con loro capii quanto ancora c’era da fare, e come ad essere in ballo fosse l’orgoglio del mio Paese. Così, iniziai a dedicarmi con impegno totale. E’ stato motivo di immenso piacere e orgoglio lavorare al fianco di funzionari così alti in carica. Ho amato veramente il mio lavoro, sia nel decidere quale sari presentare alla First Lady, Michelle Obama, sia nell’apportare modifiche al discorso di benvenuto del Presidente del Lok Sabha. Abbiamo selezionato gli inviti per tutti i dignitari e Membri del Parlmento, deciso l’assegnazione dei posti a sedere per la più attesa serata e lavorato anche nei fine settimana!!!

Dovrei altresì informare i miei lettori che il giorno dell’arrivo del Signor Obama non fu un giorno qualunque, fu un giorno veramente speciale per tutti gli Indù e per la maggior parte degli Indiani. Era la più grande festa Indù: DIWALI, la Festa delle Luci! Ed io fui costretta a lavorare perfino a discapito delle festività.

Ebbene, il gran giorno arrivò. Il discorso del Signor Presidente venne fissato per la sera alle ore 17:30. Ogni cosa era pronta dalle 3 del pomeriggio. La maggior parte dei Membri era seduta dalle quattro (questa è una rarità in India, dove la puntualità non è la più importante delle virtù, un po’come in Italia!). Fui abbastanza fortunata da sedermi vicino ad alcuni dei più prominenti Ministri dello Stato. Me ne stavo ad ascoltare a fondo i loro esilaranti commenti, quando improvvisamente tutti zittirono e l’arrivo del Signor Obama fu annunciato in un indù veramente impressionante. Il discorso di benvenuto del nostro Vice Ministro fu bello e breve.Tutti erano molto ansiosi di sentire il rappresentante di Zio Sam!!! Egli venne, vide ed io dovetti ammettere che già alla fine del suo discorso aveva CONQUISTATO TUTTI! Il discorso venne trasmesso con tale abile facilità che sembrava l’avesse memorizzato. Sebbene noi sapessimo che avesse tele-suggeritori al suo servizio, Le sue capacità oratorie furono così impeccabilmente fantastiche che mi ritrovai a sciogliermi per il suo potente linguaggio.

Era giunto fin qui ad impressionare gli Indiani, a prometterci che “I sicuri rifugi dei terroristi entro i loro confini (pakistani) sono inaccettabili e i terroristi dietro gli attacchi di Mumbai devono essere consegnati alla giustizia” e che lui “auspica l’avvento di un riformato Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che includa l’India in qualità di membro permanente”; e di creare alcune possibilità di lavoro per i suoi conterranei attraverso la collaborazione tra Stati Uniti e India. Tutto molto ben recepito. Il Signor Barack Obama ha toccato il cuore degli Indiani e non dimenticate che non è facile impressionare i miei conterranei indiani. Il discorso è stato così ben confezionato e svolto con tale completa sincerità che non credergli NON era possibile.

Mr. Barck Obama with the Prime Minister of the Republic of India, Mr. Man mohan Singh and the Speaker of the House, Ms. Meira Kumar in the Central Hall of the Parliament of India, 8th November 2010.

Un altro elemento saliente del discorso del Signor Presidente è stato l’uso di molte parole indù. La sua pronuncia poteva non essere perfetta ma dal modo in cui diceva quelle parole era chiaro che si era preparato a fondo. Il mio Paese non ha sempre seguito una politica pro-americana. Infatti, alcuni decenni fa, avevamo relazioni senza speranza con i presidenti americani ed essendo grandemente influenzati dall’allora Unione Sovietica, stavamo seguendo il sentiero socialista. La globalizzazione era vista come un male da essere evitato ad ogni costo. Fu un lungimirante Primo Ministro a comprendere  la necessità di stringere la mano all’Ovest al fine di sviluppare gli estesi villaggi indiani. Fu Rajiv Gandhi, figlio di Indira Gandhi che fu figlia di Jawaharlal Nehru. Dovrò spezzare i vostri cuori nel raccontarvi che la famiglia Gandhi della politica indiana ancora al potere non è imparentata col Mahatma Gandhi! Nehru fu un grande seguace del Mahatma (che significa”grande anima”) e, per un gioco del destino, sua figlia Indira scelse di sposarsi con un giovane chiamato Feroz Gandi. In seguito lo cambiarono per accordarlo all’ultimo nome del Mahatma e divenire indispensabile alla politica indiana.

Ritornando al Signor Barack Obama, la frase più incantevole del suo discorso fu: “In tutta la mia vita,…ho sempre tratto ispirazione dalla vita di Gandhi ji e dalla sua semplice e profonda lezione:ESSERE IL CAMBIAMENTO CHE CERCHIAMO NEL MONDO”. Un dettaglio apparentemente insignificante in questa frase è il suffisso “JI” dopo il nome di Gandhi. Riguarda il modo indiano di dimostrare rispetto nei confronti di una persona e il Signor Presidente lo ha incluso con cura. Il Signor Obama sorprese piacevolmente la riunione dicendo: “Non potrei stare davanti a voi oggi in veste di Presidente degli stati Uniti d’America, non fosse stato per Gandhi e per il messaggio che ispirò e condivise con l’America e il mondo”. Ed io, essendo una sostenitrice di Gandhi dura a morire, condivisi il suo affetto per il grande uomo che, 62 anni dopo la sua morte, è riuscito ad unire una giovane Parlamentare indiana addetta alla ricerca con il Presidente degli Stati Uniti d’America.

Pratishtha Kulshreshtha

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