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Tre sono le foto che lui seleziona, dalle innumerevoli altre, come istanti cruciali per attribuire un senso ad una vicenda che, ai suoi occhi abituati a costruire ed ottenere esclusivamente inquadrature significative, sembra non averne. Ciascuna di esse è un ingrandimento. Un blow-up, appunto. E si osservi anche come, in generale, tutte le fotografie scattate in ogni tempo ed in ogni luogo, così come tutte le immagini che compongono un film, si configurino come una selezione estremamente circoscritta di una materia visuale, la realtà, potenzialmente illimitata e per molti versi inesplorata. È anche il modo indiretto attraverso il quale Antonioni mostra la nascita di una sequenza cinematografica, sensatamente concatenata, attraverso il montaggio di parti che, separate, non sembrano possedere alcun significato.
Ingrandendo il punto del parco che la donna sta osservando, un’area nascosta dalla vegetazione (non si dimentichi che questa prima foto è l’ingrandimento di un’immagine molto più ampia, in cui la coppia è lontana dall’obiettivo), ecco la seconda foto e la prima possibile concatenazione semantica nonché il primo slittamento della verità. Una figura umana emerge dalla macchia e stringe nel pugno una pistola, che pare puntata in direzione della coppia. Quindi, non si tratterebbe più soltanto di due semplici amanti sorpresi in un luogo solitario. Thomas ritiene a questo punto, con la sua presenza, di aver sventato un omicidio.In ogni caso, anche senza conoscere ciò che precede e ciò che segue questa sequenza, è possibile farsi un’idea della particolare concezione della verità e della realtà che ha Antonioni. Thomas non crede più di tanto a ciò che i suoi occhi vedono, ma viceversa si fida ciecamente di ciò che il suo apparecchio fotografico registra. Solo la vista conta per lui, ma unicamente se potenziata dalla tecnologia. Lui era nel parco, ma è consapevole solo dei movimenti della coppia. Ogni suo altro gesto è meccanico, ogni suo altro senso è intorpidito. Non si accorge della presenza dell’uomo che verrà assassinato proprio ad un palmo dal suo naso, non avverte alcuna presenza nella macchia, non ode alcuno sparo. Non capisce nulla quando la sua interazione col mondo è legata solo alla limitatezza dei propri sensi, ma non gli va molto meglio quando può contare sul proprio supporto tecnologico. L’ambizione umana di soggiogare il mondo grazie alla sua riproducibilità fallisce, creando un altro mondo, fatto di immagini, forse ancora più oscuro ed indiscernibile del primo. Ecco allora che l’etimo del termine inglese blow-up, che indica sì l’ingrandimento fotografico, ma anche l’esagerazione – quindi la forzatura – trova probabilmente la sua più perfetta collocazione.

















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