Der heilige Mann, Hermann Nitsch

Nitsch_5
Photo Credits: Sven Eisermann
L’arte non si sposa legittimamente, piuttosto la si violenta (E.Degas)

Rosso: tutto si orienta verso il colore dell’estasi, del sangue, del sacrificio, della passione, della carne.

.

“La mia arte è una preghiera. Non solo a Dio, ma alla natura, all’essere, al cosmo intero. Io sono profondamente religioso, anche se non sposo nessuna particolare confessione. Il mio lavoro e il mio teatro sono un modo estetico di pregare, una via contemporanea alla preghiera. Gli stessi simboli che uso sono simboli presenti in tutte le religioni: il vino, il sangue, il sacrificio. La differenza è che non sono metaforici, ma veri, reali”.
Hermann Nitsch
.
Hermann Nitsch è l’autore di quella disturbante liturgia ematica che è l’Orgien-Mysterien-Theater (Teatro delle Orge e dei Misteri), in cui il singolo entra in contatto con il proprio essere attraverso rituali che si perpetrano per diversi giorni, incitanti allo squarcio di bestie da soma per estrarne le viscere. L’estasi conduce quindi ad un’eccitazione esasperata resa mistica da allucinazioni  identificative con la divinità, rappresentata in questo caso dalla parte nascosta del sé. Affetto da strabismo nei confronti della propria produzione artistica, è consapevole di non poter contenere la sua espressione in un sistema codificato, perché finché si è assoggettati al volere non si riesce a percepire nulla che sia slegato da esso.

Hermann Nitsch part 5 of 6 from Incubate Tilburg on Vimeo.

Le sue azioni devono suscitare disgusto nello spettatore, innescando così una controreazione di catarsi e purificazione, portando l’umano istinto primordiale a riemergere dalla repressione delle imposizioni sociali per tendersi verso una spiritualità in cui l’opera d’arte non è più oggetto nel momento in cui sparisce l’idea stessa che l’oggetto costituisca valore.

Ispirato all’ideale wagneriano di Opera Totale, mostra una pittura drammatica, dove il processo pittorico è notevolmente più importante del risultato stesso ed il palcoscenico si annulla, dilatandosi, significante del fatto che tutto è estensione del nostro corpo.
.
Monocromatismo come evasione evocativa di temi simbolici quali speranza e redenzione, vita e morte, dove il corpo diventa tela ed il colore non è più pigmento nato dalla mano sapiente dell’artista ma ha vita propria, nasce dalla matrice dell’opera profanata, in cui s’annulla ogni presumibile antagonismo tra arte e vita. La pittura è quindi vista come immersione nell’ Es, luogo in cui è rimossa la pulsione di morte, sostituita dallo slancio vitale dell’Eros nell’ interpsiche con il Thanatos, dove la pulsione sessuale raggiunge i massimi livelli. La concezione di input viscerale è palesata dal confronto delle filosofie di vita antiche e cristiane, dove i misteri della Chiesa, legati alla sofferenza ed alla passione, determinavano la vita terrena, creando il contatto con una trascen-denza che esiste di per sè, mentre il fulcro di queste opere è la distruzione e, contemporaneamente, la fondazione di una metafisica dell’eterno ritorno, che si offre qui e ora.

.
La sua produzione è influenzata anche da figure quali Artaud, Freud e Nietzsche, ma è quest’ultimo che gli indica la via dell’arte come farsi in divenire e non come punto d’arrivo fattuale. La volontà di potenza permette di cogliere l’essenza delle cose in quanto creatrice e, la conseguenza di questo vivere è il superamento del concetto di supremazia dell’intelletto sulla vita, la sua distruzione. Il sapere è così permeato di carnalità e, conseguentemente, reale, dove l’arte è solo un’integrazione della realtà, atta a sopperire alla mancanza della spinta primitiva. Crudeltà, istinto sessuale ed ebbrezza rappresentano la maschera dell’agire dionisiaco che crea un’immagine di sogno simbolica, sfruttata per stimolare la profondità dell’umano in divenire. L’estasi è il fine orgiastico nelle sue performance utilizzato anche come mezzo per liberare la conoscenza del sé.

La fascinazione indotta da Nitsch mira a stravolgere la logica del quotidiano, seduzione prevedibile nell’enigma della comunicazione corporea. Pubblico istantaneo, quello che assiste, asimmetrico rispetto a chi si rende protagonista e parte integrante del rituale stesso, dialogante di soliloqui nella consapevolezza di non potersi rivolgere al sociale sino alla completa espletazione di quel lutto che porta alla perdita del rapporto frontale tra artista e realtà. La vittima rituale si andrà così a confondere con l’agente carnefice, compenetrando sensazioni e pulsioni in quel liquido taumaturgico che rende eguali. L’essere presenta un abisso oscuro, incontaminato e selvaggio, risiede laddove distruzione e costruzione convivono, in quella quiescenza che stimola l’atto vitale. La ricerca alchemica che si attua è tesa a dissolvere il velo che separa il non nato dal nato, a riscoprire dimensioni arcaiche di netto misticismo. L’intreccio tra il piano performativo e la scelta strutturale della scenografia risulta evidente nei disegni architettonici del progetto iniziale, quasi a delineare su superficie il perimetro di un relitto, al fine di consegnare al rito ciò di cui effettivamente necessita: un luogo di culto in cui espletarsi, linee guida per una traccia ideale,  ricreanti uno spazio/tempo in cui muoversi, invisibile alla materia ed intuibile ai sensi.
.
A Vienna, nel castello di Prinzendorf, si trova la sede delle sue sperimentazioni e performance sin dal 1971, nello spazio adibito all’esercizio di quel Weiner Aktionimous nato negli anni ’60, paragonabile alla Performance Art, ed utilizzante immagini di forte valenza psicologica a sfondo religioso, con richiami a cristianità e tragedia greca. L’opera d’arte vista come crimine, che è valsa a Nitsch numerose accuse, detenzioni e processi, necessita di essere dilatata nei toni per essere spinta in un canale di congiunzione tra l’artista e la società, dove, una vitalità espressa al negativo potrebbe portare a scindere la logica con sguardo obliquo e movimento interiore istintivo. Anamorfosi accusata da chi è esterno al rituale, colpa di destabilizzazione del quotidiano e rottura con un linguaggio fatto di strutture definite: si lacera il paracadute ed il precipitare diviene esperienza che eccede il significato stesso.
.
Il suo rapporto con Asolo risente di quella particolare destinazione che ha attratto molti artisti prima di lui, portandolo alla ricerca di una conciliazione tra la volontà di potenza artistica ed un luogo   incontaminato dalle strutture della modernità, un laboratorio dove coltivare l’opulenza di idee, dove l’arte riproduce se stessa quasi come un organismo rigenera il proprio corpo. Un concetto eppure un luogo, una dimensione neutra che nella sua semplicità di forme, invade lo spazio creativo, appagando Nitsch con ogni possibile stimolo, senza l’agire del creare.

Alessandra Sutto
.

.

News

.

Nota biografica:
.
Hermann Nitsch (Vienna, 1938) è un artista performativo austriaco, fautore dell’ Azionismo Viennese e di quella concezione mistica e radicale che è il Teatro delle Orge e dei Misteri, liberamente ispirato al dionisiaco orgiastico ed alla tradizione teatrale medievale del “Teatro dei Misteri”, visto come un tentativo di creare una Gesamtkunstwerk, un’arte totale, un’esperienza mistica che coinvolga tutti i sensi. Pregiudicato, condannato  a pene detentive, si difende affermando che la sua è una ricerca del profondo, e che, il servirsi di animali da squartare nella frenesia rituale, non è differentemente giudicabile da ciò che accade nei mattatoi. Nel 1960 la prima mostra di action painting a Vienna e la prima accusa di blasfemia, mentre nel corso degli anni ’70 sposta le sue opere tra l’America e l’Italia, tra le più famose “Das Orgien Mysterien Theater” e “Das Letzte Abendmahl – The Last Supper”. Nel 2004 vince il Culture Prize of Lower Austria.

.

Per maggiori informazioni

.

Rating 3.86 out of 5
[?]

Related Posts