La Cinenoteca: il vino ideale per ogni film
Guida alla videodegustazione
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Pellicola paradigmatica del cinema di formazione, I diari della motocicletta del brasiliano Walter Salles trae spunto dalle memorie impresse su carta da Ernesto Guevara e Alberto Granado durante un lunghissimo viaggio compiuto in giovane età attraverso tutto il continente sudamericano. Questo film di formazione traspone in immagini le tappe fondamentali di un percorso di vita e di un itinerario di iniziazione e maturazione che trascende, per incisività e intensità, la semplice avventura giovanile. Vivido e saturo di umanità ed onestà intellettuale, il film concentra in poco più di due ore un icastico spaccato di vita di due ragazzi sulla strada di una presa di coscienza etica e politica. Prendendo in esame la caratterizzazione filmica del personaggio di Ernesto, risultano particolarmente rappresentative del suo percorso di crescita descritto nell’opera tre tappe in particolare.
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Macchu Pichu (Perù)
Km 7014
Al cospetto del portento dell’antica città Inca, seduto tra le rovine e raccolto sulle pagine del suo taccuino di viaggio, Ernesto riflette sulla civiltà oppressa dai conquistatori, sul concetto moderno di America e coltiva pensieri nel labile confine tra ideali progressisti e rivoluzionari facendo emergere quella vena romantica destinata a diventare peculiarità del futuro mito-icona del Che.
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Pucallpa (Perù)
Km 8983
Prendendo commiato dal medico che aveva ospitato lui e il suo compagno di viaggio a Lima, Ernesto, interpellato a proposito, confessa al medico ed aspirante scrittore i suoi giudizi negativi sul di lui primo romanzo, ruffianamente lodato pocanzi da un accomodante Alberto. Nelle parole del giovane vi è tutta la franchezza e l’onestà del giovane Ernesto, integerrimo e pervaso da un’incrollabile moralità, capace dunque di trascendere il riguardo diplomatico quanto adulatorio del suo amico riservando al magnanimo medico un giudizio laconicamente negativo ma altresì emblematico di un rispetto raro e retto.
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San Pablo (Perù)
Km 10223
Presso la colonia per lebbrosi nella quale per un breve periodo presterà servizio assieme al suo compagno di viaggio, Ernesto, ormai prossimo alla laurea in medicina, visita una ragazza che rifiuta di farsi amputare un braccio. In questo frangente l’aspirante professionista palesa le migliori qualità umane di cui dovrebbe disporre un medico; colto da un lieve attacco d’asma durante la visita, instaura un rapporto/dialogo alla pari con la paziente e non fatica a conquistare la fiducia della ragazza, capace di cogliere la genuinità, la fragilità, l’empatia e il rispetto per l’altro che animano l’apprendista dottore, colui che in sé custodisce i germi del mito.
Videodegustazione n.1 – I Diari della Motocicletta e Sacra Familia
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Nonostante sia il tema del viaggio a costituire la colonna portante del film, è il concetto di “maturazione” che vorrei considerare nella scelta di un vino da accompagnare alla visione. A I diari della motocicletta abbinerei un vino in grado di esaltare la poesia e l’umanità che accompagnano i due amici nel corso del loro lungo viaggio. Quella che doveva essere un’avventura giovanile si trasforma infatti nella maturazione interiore di Ernesto e Alberto, due uomini che, come la storia dimostrerà, saranno capaci di restituire dignità alla parola “utopia”.
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La genuinità dei sentimenti, l’onestà intellettuale, la cura e il rispetto nei confronti del prossimo, sono elementi che nel corso del film si caricano un’intensità sempre maggiore. In ambito enologico, potrebbero essere tradotti nella cura e nel rispetto nei confronti della pianta, riscontrabile, prima ancora che nella struttura organolettica del vino, nella tecnica di vinificazione.
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Esiste una cantina, nella zona dell’Oltrepò Pavese, che sembra fare esattamente al caso nostro: si chiama Sacra Familia ed è la capostipite della viticoltura biotica, una filosofia produttiva che parte dalla coltivazione della pianta per concludersi con l’imbottigliamento del vino.
Quello biotico è un approccio genuino, in quanto bandisce ogni sostanza estranea alle risorse proprie della pianta, che la rendono unica. Quindi niente concimi e sostanze di sintesi, tannini, enzimi, chiarifiche, barriques, trattamenti tecnologici ecc.. In questo senso le ambizioni di Sacra Familia si sposano perfettamente con la profonda coscienza etica e morale dei protagonisti del film. Genuinità e onestà sono elementi assaporabili ad ogni assaggio, e abbinati a certi passaggi del film raggiungono un alto livello poetico.
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Così come Ernesto entra in simbiosi con i pazienti, creando un dialogo che spezza la barriera nei confronti di un essere umano camuffato nella veste di medico, allo stesso modo l’enologo e il vigneto diventano co-autori del lavoro di sintesi della pianta, che imprime al frutto tutta la memoria storica della sua creazione. Solo in questo modo il ruolo dell’uomo ha senso, assumendo un significato che va al di là della semplice “coltivazione”.
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In particolare, per “I diari della motocicletta sceglierei uno Scaccialupo, barbera in purezza ampio all’olfatto e morbido all’assaggio, il cui bouquet, floreale, minerale e speziato, richiama con sorprendente naturalezza la purezza dei paesaggi che fanno da sfondo al film.
Niccolò Mattia Colombo
Marco La Fiura
“La cinenoteca” non costituisce contenuto pubblicitario.
Le cantine e i film vengono segnalati a fini didattici e d’intrattenimento.

















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essendo io dell’Oltrepo Pavese .. come non essere d’accordo con un vino così?
… ma anche un Cabernet Franc non ci starebbe male
Sono colpito dalla vostra sensibilità e dalla vostra originale idea di comunicazione.
Conosco bene Sacrafamilia, l’unica realtà vitivinicola che produce vino spirituale.
Il suo prodotto è anche il risultato dell’arte dell’agricoltura naturale di Shumei, che Sacrafamilia sviluppa in armonia con la sua filosofia vitivinicola.
Il suo vino infatti, nasce dal rapporto sacro e vitale tra l’uomo ed il vigneto, inteso come l’unica condizione indispensabile alle piante di realizzarsi nel loro frutto migliore, quello che conserva il carattere del terroir e la spiritualità del produttore, nel contesto unico ed irripetibile di ogni vendemmia.
Questo vino è una sostanza senestetica che coinvolge la spiritualità umana, perché interagisce col pensiero, la cultura ei sentimenti, col gusto divino della natura.
Complimenti per la vostra scelta, davvero illuminata.
Spero di poter avere nuove notizie sulle vostre iniziative.